IL TEMPO FUORI E DENTRO DI NOI

A cura Dott.ssa Laura Padula, psicologa

Anche le parole che ora diciamo

Il tempo nella sua rapina

Ha già portato via

E nulla torna.

Ho fermato l’orologio. C’è un tempo, in questo periodo, che scorre fuori da me, diverso da quello che scorre dentro di me. Momenti che si alternano, giornate che a volte sembrano uguali, chiamate in attesa, videochiamate per cui prepararsi. C’è un tempo e non c’è allo stesso tempo. È un concetto astratto in questo muoversi fuori e dentro da me.

Se escludiamo le persone che sono ancora a lavoro, o quelle che lavorano da casa, per quelle costrette all’isolamento, non ci sono più agende da consultare, non ci sono appuntamenti da prendere, le scadenze sono state rimandate, i cellulari si guardano solo per le chiamate e non più per il calendario. Anzi, gli appuntamenti dell’adesso sono diventati le videochiamate in coda e al massimo il timer per una torta o una focaccia che cuoce in forno. Gli orari sono dilatati, le sveglie hanno smesso di suonare al mattino presto, i turni nei bagni in condivisione sono sospesi, le colazioni e i pranzi e le cene seguono il tempo della nostra fame e non degli orari imposti.

Ma allo stesso tempo, c’è un tempo fuori da noi dettato dal suo scorrere, dal sorgere del sole, dal suo tramontare, dall’apparire della luna e poi di nuovo dal sorgere. C’è un tempo dettato dai giorni che passano, segnati sul calendario, dalle ore, dai minuti e dai secondi, stagioni che passano e altre che arrivano, come a dirci che nulla si ferma, e che tutto va avanti anche senza il nostro volere.

Mi sto interrogando su cosa sia il tempo; il tempo è ciò che racchiude il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro.

Siamo parlati dal nostro passato perché è ciò che è stato; è quello che è accaduto, quello che non posso più modificare. Siamo abituati a vivere in un passato che rappresenta la nostra storia, che fa parte dei nostri ricordi, dove ricordare significa non solo portare alla mente, ma anche rivivere con il cuore ciò che è stato vissuto. Il passato ci narra, ci fa narrare da chi ci conosce, ci dice se e dove abbiamo sbagliato, se e come abbiamo fatto giusto.

Poi c’è il futuro; il futuro è per sua natura l’immaginato, l’incerto, l’incostante, il pauroso, l’angosciante, il mai definito e sempre con la domanda se arriverà. Il futuro ci dà un orizzonte, non ci fa vedere, per certi versi, la finitudine della nostra vita, ci fa credere eterni, quanto meno per gli anni che ognuno ha. Il futuro ci fa creare delle aspettative, ci spinge a sperare che qualcosa di buono possa accadere, che le cose si sistemeranno, che tutto troverà un suo posto. Quanto spesso diciamo che il tempo sistema tutto? Ma in questo tempo, è il tempo che aggiusta tutto o siamo noi che, nel frattempo, agiamo per mettere ordine alle cose?

E il presente? Cosa ne è di questo presente, di questo “qui ed ora” tanto agognato da filosofie orientali che ci dicono che dobbiamo vivere quello che sta accadendo in questo momento? Che valore stiamo dando a quello che sembra essere un presente eterno? Lo stiamo vivendo per davvero?

Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla. Ascolto lo scorrere del tempo.

Il presente è l’adesso, quello che sentiamo ora mentre leggiamo, quello che viviamo mentre ascoltiamo delle parole, e tra un attimo sarà già passato.

Ci diamo mai il permesso di ascoltare ciò che il nostro momento presente ci sta dicendo? Stiamo bene, stiamo male, abbiamo voglia di fare delle cose, cosa ci dicono i nostri pensieri e il nostro corpo? Come ci parlano le nostre mani e di cosa ci parlano?

Guardo dalla finestra e il presente è già passato, volato. Il presente è un attimo, è un istante, è l’immediato.

Se pensiamo al passato, a quella che era la nostra vita sino ad un mese fa, eravamo sempre di fretta, non avevamo mai tempo per fare questo o quello.

Il tempo è come se fosse il capitano delle nostre vite, come se fossimo in balia di qualcosa a cui dover sottostare. In un‘epoca di lavoro e impegno è come se fosse lui a dettare i tempi esterni, le regole, e i nostri tempi interni. I bisogni individuali sono annientati. Non c’è tempo per ascoltarci.

Anche adesso, stiamo vivendo nell’attesa che il futuro arrivi presto. Stiamo già pensando a cosa cambieremo nel futuro, a come sarà quando ritorneremo alla nostra vita di sempre. Stiamo già pensando a come racconteremo questo periodo ai nostri figli e nipoti e a come tutto sarà tramandato. Stiamo già parlando di ricordi.

Ma tra il passato e il futuro, c’è un presente; è da questo che possiamo partire se vogliamo davvero far qualcosa per cambiare le cose. Dobbiamo viverlo, ascoltando i nostri bisogni interiori; dobbiamo concedercelo per non essere sempre in balia dell’ansia di ciò che sarà. Sembra quasi che ci sia la paura di soffermarsi a pensare, a riflettere, sembra quasi ci sia proprio la paura di fermarsi. Perché fermarsi significare stare nel qui ed ora, ad ascoltare. Eppure il tempo fuori ci costringe al fermo, alla stasi, mentre dentro di noi si muove la tempesta.

E mentre scrivo e mi accingo a concludere questo articolo, ascolto una canzone, comparsa per caso, ma mai nulla arriva a caso e neanche le canzoni, come a dirmi che solo il tempo conosce le cose e che il tempo ha i sui tempi.

 

Dott.ssa Laura Padula

 

 

 

 

 

 

 

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