LA NOIA 

 

A cura della Dott.ssa Elisabetta Magnani

La noia è un sentimento che abbiamo provato tutti e che caratterizza le fasi della vita in modo diverso. Lo vivono i bambini che lo esprimono con il “non so cosa fare” e la varie punzecchiature o dispetti, gli adolescenti con il loro vagare in casa o su internet e i musi lunghi, gli adulti perennemente insoddisfatti di ciò che fanno e gli anziani per i quali tutto sembra già visto. E’ un sentimento antico che l’uomo conosce fin dai tempi primitivi.

La noia è quella che ci fa stare sul divano davanti alla tv a guardare quel che capita senza interesse, anzi la tv ci impedisce di pensare, oppure è quella che ci affianca mentre navighiamo in internet per ore in cerca di non si sa che cosa, o ancora mentre chattiamo senza dirci nulla.

 La noia si riferisce a uno stato d’animo che può portare alla tristezza e talvolta alla depressione, derivante dalla monotonia, dalla ripetizione degli stessi stimoli, dall’ incapacità di trovare interesse per ciò che si fa, dal senso di vuoto generato dalla routine della nostra vita, che può scaturire anche impazienza e irritazione. La noia ci fa sentire incompleti, senza meta, sfiduciati e inermi, altre volte diventa pigrizia .

La noia si può esprimere in una dimensione più soporifera, per cui si reagisce dormendo , infatti cadere in un sonno anestetico ci permette di tenere lontano il contatto con le nostre emozioni “negative” per poi risvegliarsi, talvolta con il senso di colpa “non ho fatto nulla”; oppure canalizzarsi in una dimensione più attiva , in cui si cerca di fare qualcosa per “ammazzare il tempo” ma il senso non lo si trova, è l’assenza di un’attività appagante in quel momento.

Per alcuni la noia è non avere nulla da fare ( piano delle azioni) , per altri la mancanza di interesse e di entusiasmo (piano intellettivo) per altri sul piano delle emozioni non vivere qualcosa di forte che da' i brividi o adrenalina, per cui per citare la vecchia canzone di Califano "tutto il resto è noia”. Molti altri artisti hanno citato la noia: Leopardi, Manzoni, Moravia, Vasco Rossi e tanti altri per dire quanto essa meriti una riflessione.

La noia è un emozione ben conosciuta da chi vive in situazioni di costrizioni quali una carcerazione. La noia sale quando si toglie il senso di controllo che ciascuno esercita sulla propria vita, per fortuna la mente può “migrare” a ricordi più o meno lontani a riviverli, a ridare loro nuovi significati così come con l’immaginazione prefigurarsi altre situazioni, o ancor meglio utilizzare questo pensiero per creare gli scenari futuri in cui vivere.

Forse proprio la noia è stata quella che ha permesso all’uomo delle grotte di Lascaux di iniziare ad usare il pensiero astratto per raffigurare attraverso i segni grafici le scene di caccia, per ricordare, per rivivere e fissare quei momenti salienti, ma anche per prepararsi alla prossima battuta di caccia e in qualche modo pianificare e tenersi pronti e allenati mentalmente per affrontarla.

Sperimentare la noia ci fa capire anche cosa preferiamo fare, non ci basta riempirci la giornata di cose da fare , la noia ci dice che non siamo vitali in quella direzione. La noia se ascoltata ci spinge lontano da quella situazione, ci porta a pensare a nuove soluzioni di maggior soddisfazione.

La noia può essere anche un vissuto personale che ha origini profonde . Può celare credenze negative su di sé, il senso di inadeguatezza e di incapacità e la depressione. La noia segnala un rapporto alterato con i propri bisogni più profondi: per cui si è incapaci di riconoscere i propri desideri, scopi e ciò che ci fa star bene. Chi si annoia ha imparato a  reprimere i propri bisogni autentici, quelli che ci fanno sentire appagati e felici.

L’assenza di desiderio, può proteggere dalla frustrazione di non realizzare certi progetti per paura di fallire e ritrovarsi incapaci, quindi “se non desidero, non soffro” ma sopprimere il Sé desiderante non è evolutivo per la persona, pertanto la noia si configura come un meccanismo di protezione rispetto al fallimento dell’irrealizzabilità dei propri scopi. Spesso chi vive la noia si sente inadeguato e incapace di raggiungere i propri obiettivi e traguardi di vita, pertanto non vale la pena desiderarli e confrontarsi con essi. La quotidianità diventa grigia, nulla è entusiasmante o coinvolgente.

La noia, percepita così fastidiosa ed irritante , può essere vissuta come un segnale evolutivo.                                                                                   Non si sconfigge cercando sempre nuovi stimoli, ma cercando di trarre giovamento dalle cose che già facciamo. Sorprendetevi nel cercare nuovi aspetti in una cosa che avete sempre fatto, ed evitate di fronte alle situazioni nuove di dire in anticipo “ so già come va a finire”, rimanete aperti e curiosi, evitando in tal modo le self-fulfilling prophecy[.1] 

La noia orienta le scelte, cosa ci piace e ci interessa fare , anche nei bambini.

La noia porta allo sviluppo di un Sé più autentico, in grado di riconoscere e legittimare i propri bisogni e desideri e di ritrovare grazie alla immaginazione e al pensiero astratto le strade per raggiungerli.

Nella vita non tutto è scontato, avere un lavoro, un partner, una famiglia, gli amici ecc. è bastato questo piccolo virus per rimettere in gioco molte certezze.                              

Vi è mai capitato di vivere delle “esperienze di flusso” ? Sono situazioni diametralmente opposte alla noia. Csikszentmihaly ( 1975) utilizzò questa espressione per definire uno stato mentale in cui la persona è totalmente assorta e concentrata in un’esperienza tanto da perdere la percezione del tempo, lo stato d'animo è positivo, è difficilmente disturbabile da stimoli esterni e ottiene un’ottima performance. E’ un’esperienza di apprendimento ottimale che avviene quando si possiedono buone capacità , vi è interesse per ciò che si fa, e il compito / attività da svolgere viene stimato un po’ superiore alle proprie risorse ma non impossibile da raggiungere, per cui diviene una sfida . E' una situazione psicofisica che ha trovato molte applicazioni nel settore dell'apprendimento, dello sport , 

Applicate il Kaizen[2]  ai vostri comportamenti , ovvero dall'ideogramma giapponese  “cambiare in meglio” i nostri comportamenti. Possiamo sempre auto migliorarci partendo da ciò che già facciamo bene e chiediamoci: come potevo farlo meglio, cosa potevo migliorare? Oppure concentriamoci su ciò che non ci piace di noi e vogliamo modificare .

Vi lascio alle parole della poetessa Marianne Williamson citata nel famoso discorso di insediamento di Nelson Mandela nel 1994.

La nostra più grande paura non è di essere inadeguati.

La nostra più grande paura è di essere potenti oltre ogni limite.

E’ la nostra luce , non la nostra ombra, a spaventarci di più.

Ci domandiamo: “ chi siamo noi per essere brillanti, e pieni di talento, favolosi?

In realtà chi siamo noi per non poterlo essere?

Il nostro giocare in piccolo non aiuta il mondo.

Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi per non metter a disagio chi ci circonda.

Siamo nati per manifestare lo splendore che si racchiude in noi, e non solo in alcuni di noi ma in tutti.

E quando finalmente permettiamo alla nostra luce di risplendere , inconsapevolmente, diamo la possibilità agli altri di fare altrettanto.

Quando ci liberiamo dalle paure , la nostra presenza è sufficiente a liberare gli altri.”

 

[1] Self-fulfilling prophecy : è una profezia che si autoadempie o si autoavvera. Tutte le volte che una persona è convinta o ha timore che si verifichino certi eventi, altera in modo inconsapevole il proprio  comportamento per far sì che si verifichino. Ad esempio è molto facile che se mi dicono che dovrò incontrare un gruppo di persone molto ostili io inizierò a pensare a come gestirle, per cui io stesso terrò dei comportamenti di maggior ostilità, freddezza, scarsa apertura che a loro volta genereranno sospetto, chiusura e ostilità negli altri , e alla fine dirò “ avevo proprio ragione sono ostili”.

Nel film Matrix (1999), l'Oracolo fa riflettere il protagonista Neo sulle profezie che si autoadempiono. Al loro primo incontro, gli dice di non preoccuparsi per il vaso: Neo si guarda intorno per capire di cosa sta parlando la donna, e così facendo urta un vaso e lo rompe. L'Oracolo gli chiede di meditare sul punto chiave: se non avesse detto niente, lo avrebbe rotto lo stesso?

[2] Kaizen significa cambiare in meglio, miglioramento continuo. È stato coniato da Masaaki Imai nel (1986)per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell'industria nipponica negli anni ‘80 con particolare riferimento alla Toyota, tanto da rappresentare il sinonimo di Toyotismo. La filosofia dell’automiglioramento continuo possiamo applicarla anche ai nostri comportamenti.

 

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