IL TEMPO DEL SALUTO 

 a cura dott.ssa Elisa Varotti

In questi giorni sono scomparse molte persone, dico scomparse perché molti familiari non hanno potuto assistere alla morte dei loro cari.

Morte, sopraggiunta nei letti d’ospedale dove le persone se ne sono andate in solitudine e circondate solo, per quanto possibile, da carezze e parole di medici, infermieri e OSS senza volto, a causa dei dispositivi di protezione che indossano. Morte sopraggiunta nelle case di residenza per anziani, dove i nostri cari si sono spenti tra le cure e l’assistenza di personale che in tutti i modi cerca di sostituirsi alle famiglie assenti e lontane. Morte sopraggiunta anche per chi in questi momenti dovrebbe essere in piedi tra le corsie a prendersi cura di chi ha bisogno di cura, ma che per qualche ragione si trova inverosimilmente coricato alla stregua dei suoi pazienti, isolato da tempo dalla sua famiglia e lontano dagli abbracci e dal conforto che gli affetti sanno dare.

Se la morte è separazione, questo virus ha alimentato separazioni nella separazione. Ci ha divisi tra chi muore in solitudine e chi sopravvive e deve sopravvivere alla solitudine dell’assenza. Ci ha allontanati, togliendoci il diritto di esserci, stare e accompagnare i nostri cari al loro ultimo respiro e di poterli salutare in quel passaggio tra la vita e la morte, garantendo quella che nel linguaggio tecnico viene definita una morte dignitosa per il paziente. Spesso ad annunciare questa morte è una telefonata che arriva dai reparti COVID degli ospedali e a volte un carro funebre che trasporta la bara e passa sotto la finestra della casa del defunto. 

Ci sono anche storie in cui le persone muoiono a casa, nella tranquillità dei loro ambienti di sempre tra le cure dei famigliari che a volte spaventati dall’eco delle informazioni o da esperienze vissute nei giorni precedenti preferiscono evitare ai loro cari le ospedalizzazioni, mettendosi in prima linea con forte rassegnazione e lucidità nel farsi carico degli ultimi momenti di vita dell’amato.

Scenari inimmaginabili di vite stroncate, di storie familiari spezzate da morti sospese che odorano di una sofferenza e di un dolore che sembrano non trovare voce in questo momento. Perché i defunti se ne sono andati, sono scomparsi, e ora sta a chi resta farsi carico del lutto, del vuoto che queste persone hanno lasciato.

Morti sospese. Si definiscono così le morti di questo coronavirus e le morti al tempo del coronavirus, perché ricordiamo che non tutti i decessi di questo periodo lo sono per effetto dell’emergenza. Morti sospese, perché per ciascuno di questi defunti e dei loro familiari manca e mancherà la ritualità della chiusura. Manca il saluto.

E badate bene che qui non si tratta di essere credenti o meno. C’è in gioco tanto, molto di più. C’è la possibilità di avere a disposizione un tempo per salutarsi, un tempo che può anche riparare la vulnerabilità delle relazioni, un tempo per guardare il nostro defunto, un tempo per restare e guardare in faccia la morte, un tempo di ricordi e un tempo di dolore in cui è possibile ed è permesso anche pubblicamente struggersi e piangere; un tempo di condivisione con le altre persone, con la comunità a cui si appartiene, con le persone che si stringono e si uniscono al dolore personale e familiare.

È una morte, questa, che sfugge al controllo, perché si nega agli occhi di chi ha invece bisogno di incontrarla.

L’assenza del saluto, della ritualità che accompagna la morte comporta e comporterà degli effetti importanti sull’elaborazione del lutto. È il rito, infatti, che imprime il tempo e scandisce il ritmo dell’elaborazione dando avvio al processo. Senza ritualità, senza saluti tutto rimane sospeso in una dimensione di incertezza e incredulità devastante; non c’è chiusura, anzi a volte la negazione dell’evento può aprire ad una dimensione di attesa frustrante e invalidante per i superstiti. È come se il lutto non fosse visto e riconosciuto e la mancanza di condivisione non lo rendesse vero e quindi affrontabile.

Ecco allora l’importanza di trovare dei modi famigliari e intimi di celebrare una perdita; se non può esserci condivisione sociale in questo momento è necessaria però una condivisione familiare. La memory box dei lutti perinatali, di quei bambini che muoiono prima ancora di essere partoriti dalle loro mamme, in cui il saluto dei genitori ai loro piccoli si celebra anche riempiendo una scatola con i ricordi di quel bambino, di quell’attesa disattesa, uno spazio fisico e mentale utile per ricordare e onorare la memoria di vite preziose. Questo è solo un esempio, ma è necessario che ogni famiglia trovi il suo modo di celebrare, uno spazio in cui è possibile dare voce al dolore e alla sofferenza, piangere, sentire la mancanza e la rabbia e condividere con gli altri membri silenzi e narrazioni che diano continuità tra il prima, l’adesso e il poi. Se sono i bambini, renderli partecipi dei riti, dei pianti, delle narrazioni e dei silenzi darà loro la possibilità di capire cosa è successo, di avere traccia in ciò che accade dell’eredità affettiva che la persona defunta ci ha lasciato. Pensare di proteggerli tenendoli all’oscuro del dolore, non li aiuterà a elaborarlo: i bambini hanno bisogno di sapere e di avere uno spazio e una disponibilità emotiva da parte degli adulti che se ne occupano, capace di accogliere e contenere il loro vissuto e le loro emozioni. 

 Come scrive la terapeuta Ravaldi “non è possibile curare la morte, ma è possibile prendersi cura del dolore che resta.”

 

Dott.ssa Elisa Varotti, psicologa psicoterapeuta

 

A cura del Dott. Giancarlo D'Antonio, psicologo, terapeuta in Formazione Istituto Idipsi

 

"Immaginatevi per ipotesi improvvisamente privati di tutte le emozioni che il mondo vi ispira e cercate di immaginarlo come se esistesse solo per se stesso, senza il vostro giudizio favorevole o sfavorevole, senza un vostro coinvolgimento timoroso o fiducioso… nessuna parte dell'universo avrebbe più importanza di un'altra e tutto l'insieme delle sue componenti e dei suoi eventi perderebbe ogni significato … qualunque sia il valore, l'interesse e il significato che permea il nostro mondo interiore, tali qualificazioni non sono altro che regali della nostra mente". 

Così James, nel 1884, in “What is Emotion” descriveva le caratteristiche peculiari dei processi emotivi.

Il sistema emozionale è a tutti gli effetti un sistema adattivo, funzionale alla nostra stessa sopravvivenza. Funzionando alla stregua dei processi cognitivi, il sistema emozionale prevede una analisi dell'informazione, la sua elaborazione, l'organizzazione della risposta e la memorizzazione. È un meccanismo complesso, un circuito che accompagna ogni singolo evento, ogni singola azione, ogni singola relazione. Questo vuol dire che non possiamo prescinderne, che dobbiamo accoglierlo e nutrirlo anche quando è difficile, come in questo momento storico.

Negli ultimi decenni lo studio sulle emozioni si è sempre più ampliato, teso soprattutto ad affrancare questa componente essenziale del funzionamento umano da quella concezione delle emozioni come cavalli selvaggi che l'intelletto deve imbrigliare come un auriga (MacLean). Studiosi come Goleman, Salovey e Mayer, Saarni, Denham hanno cercato sempre più di parlare delle emozioni in termini di skills, di capacità, di conoscenza elaborando i costrutti di competenza emotiva e intelligenza emotiva.

Quando si parla delle emozioni in questi termini, si fa riferimento alla capacità di un individuo di riconoscere, di distinguere, di etichettare e di gestire le emozioni proprie e degli altri.

Tre sono le dimensioni fondamentali a cui si fa riferimento: l’espressione emozionale (manifestazione), la comprensione emozionale (discriminazione propria e altrui) e la regolazione emozionale (gestione e fronteggiamento).

In questo momento stare a contatto con la girandola di emozioni che si alternano e si sovrappongono, a volte in modo esplosivo o contraddittorio, può essere difficile. Eppure, è importante trovare lo spazio di vivere e sostare in quei vissuti emotivi, anche se difficili da accogliere.

La paura, l’ansia, la rabbia, la tristezza possono attanagliarci faticosamente.

È importante so-stare, ascoltare, lasciare vivere queste sensazioni. Non reprimerle, trincerandosi dietro cancelli a tenuta stagna. Ricordiamoci che emozione deriva da ex-movere, cioè portare fuori, smuovere. E allora diamoci la possibilità di lasciarle transitare, di permetterne il movimento, cioè l’espressione.

Segue poi la comprensione, letteralmente prendere con, che implica un atto di contenimento, di inclusione, di abbraccio gentile. Si può accogliere le emozioni proprie e altrui, senza giudizio, senza timore, senza pretese.

Forse l’atto più difficile è proprio la regolazione, ma la possibilità di condividere i propri vissuti, di raccontarli, di narrarli aiuta a dare un significato e a guidarli. A volte, in questi giorni, questi vissuti emozionali straripano, sembrano privi di senso, sconnessi tra di loro e dalla realtà. In questi casi, la condivisione aiuta ad acquisire consapevolezza che il mio vissuto è simile a quello dell’altro, che entrambi stiamo faticosamente navigando a vista. La semplice possibilità di un ascolto autentico, senza ricerca di risposta o di risoluzione, è già un dono affettuoso. Uno scambio che aiuta a tracciare un confine, a barattare strategie, a trovare spazi di accoglienza reciproca.

Darci il tempo di stare, di accettare, di coccolare ci permettono di riconoscere e fronteggiare l’incertezza di questa situazione, di cercare nuove risorse e di costruire giorno per giorno nuovi significati. Accettando che alcuni giorni saranno splendenti e altri ombrosi, ma comunque giorni in cui abbiamo la possibilità di sentire e conoscere.

“L'emozione e il sentimento sono indispensabili alla razionalità; … le decisioni personali e sociali sono cariche di incertezza; … quando siamo di fronte all'incertezza, emozione e sentimento ci assistono nello scoraggiante compito di prevedere un futuro incerto e di pianificare in sintonia le nostre azioni". (Damasio)

 

#iorestoacasa con i BAMBINI

ISTRUZIONI PER L’USO

A cura di dott.ssa Giada Ghiretti, Dott.ssa Eleonora De Ranieri, Dott.ssa Elisa Varotti

 

 

 CREIAMO UNA NUOVA ROUTINE!

C’è tanto tempo in casa da trascorrere ed è necessario aiutare i bambini a organizzarsi nella giornata. Questo permette di scandire il tempo, aiutarli ad orientarsi nel tempo e mantenere un legame con la vita di prima che era super organizzata.

Facciamo in modo di creare le condizioni perché i bambini possano svegliarsi e andare a dormire alla stessa ora tutti i giorni, mangiare in orari stabiliti e nel tempo che rimane organizziamo le attività!

Provate a farlo coinvolgendo i vostri figli: insieme potreste costruire un calendario della giornata. Vi consigliamo: per i piccoli di usare delle immagini per identificare la scansione temporale della giornata, per la primaria di usare immagini di orologi con le lancette disegnate a definire l’ora affiancate da immagini dell’attività, mentre per i più grandi le immagini possono essere sostituite da numeri e parole.

La giornata tipo:

  • Ci si sveglia, ci si lava e ci si veste
  • Si fa colazione
  • Compiti o attività
  • Pranzo
  • Riposino /relax
  • Merenda
  • Attività/ gioco
  • Cena
  • Gioco libero/relax
  • Routine dell’addormentamento

 

Nel calendario, a fianco di ogni momento, potrete anche prevedere delle caselle in cui inserire degli smile, delle emoticon, o delle stelline per riflettere insieme al bambino sui suoi comportamenti; se è stato bravo, a fine giornata, potete premiarlo con qualcosa che gli piace molto come ad esempio un gioco, la visione di un cartone preferito o una canzone sul tablet. Evitate le premiazioni (e anche le punizioni) usando il cibo!!!!

 

ATTIVITÀ IN AUTONOMIA

Per creare spazi di autonomia in famiglia, in cui voi genitori possiate svolgere alcune mansioni o hobby e anche per consentire ai bambini di rilassarsi, pensate e prevedete nella routine un momento di gioco libero e indipendente in cui vostro figlio possa giocare con il materiale che preferisce e senza richieste da parte dell’adulto.

Per attività in autonomia non si intendono tablet, TV o cellulare: è un momento in cui il bambino è lasciato solo e libero di giocare usando costruzioni, puzzle, cubi, libri, bambole, piste, macchinine, attività cioè che aiutano il bambino ad organizzare il suo tempo utilizzando oggetti in modo funzionale.

È sempre l’adulto che definisce i tempi, e potete anche utilizzare una sveglia o un timer per segnare la fine dell’attività.

 

ATTIVITÀ LUDICHE E ATTIVITÀ STRUTTURATE

È importante alternare attività più strutturate con attività più motorie: nel vostro calendario inserite momenti di gioco a tavolino come tombole, memory, giochi con le carte, costruzioni e momenti di gioco motorio e fisico. Fate scegliere al bambino da quale gioco vuole iniziare e alternatelo con attività scelte da voi.

Se non avete a disposizione uno spazio all’aperto tutto vostro, provate a riorganizzare la vostra casa trovando uno spazio in cui il bambino possa giocare libero, anche saltando o correndo senza incappare in pericoli o oggetti fragili.

 

TABLET TV E CELLULARE

Tablet, TV e cellulare sono molto graditi dai bambini e sicuramente apprezzati anche da voi genitori per il sollievo che vi possono dare per qualche momento.

Non sono da togliere, ma vi consigliamo di regolarne e controllarne l’uso che ne fanno i vostri figli e soprattutto di evitare l’utilizzo la sera in fase di addormentamento.

Potete inserire nella vostra routine il momento TV/tablet/cellulare, definendo una quantità di tempo in cui il bambino può stare davanti a questi supporti tecnologici. Anche in questo caso impostare una sveglia o un timer può essere utile a segnalare la fine del momento e l’inizio di una nuova attività che suggeriamo sia motivante affinché il bambino possa distrarsi facilmente.  

La regola è che il bambino deve capire e sapere che siete voi a regolare l’uso di questi supporti. Vi informiamo della possibilità di accedere a numerosi libri e risorse online in modo gratuito attraverso il portale Emilia Digital Library (MLOL): potrete usare insieme ai vostri bambini la tecnologia per leggere tantissimi libricini!

 

ATTIVITÀ DOMESTICHE

Restare a casa può offrire l’occasione di fare tante cose pratiche: approfittatene per fare semplici attività domestiche con i vostri bambini.

Coinvolgerli in compiti pratici è utile per farli divertire e fare cose concrete, per allenare la concentrazione alle richieste, la manualità fine, la capacità di fare cose in sequenza, la gestione delle autonomie e tanto altro. Ci possono essere attività più semplici e attività più complesse, sia in cucina che come aiutante della mamma e del papà: potreste preparare la tavola insieme, coinvolgerli nelle faccende di casa, farvi aiutare nello stendere i panni, nel sistemare le stoviglie, riorganizzare i giochi della cameretta, riparare oggetti, oppure dedicarvi ad attività di riciclo creativo come costruire cose con il cartone, dipingere i bicchieri, colorare i sassi, fare collane con la pasta...

 

COMPITI E ATTIVITÀ GRAFICHE

Il momento dei compiti, per i vostri bambini più grandi, è utile per mantenere una routine e un’abitudine alla concentrazione e alle attività scolastiche e didattiche.

Non deve diventare il momento critico della giornata né per il bambino né per voi!! Per questo motivo, individuate il momento della giornata in cui sapete che il vostro bambino è più concentrato e mettete in calendario l’attività dei compiti, cominciando con poche schede alla volta e gestendo voi la numerosità e il carico di lavoro. Alternate materie più facili a materie meno motivanti per vostro figlio e al termine dei compiti inserite un’attività leggera.

Se il vostro bimbo non è ancora alla scuola elementare potete inserire nella giornata un momento di attività grafica: schede con pregrafismi, tratteggi, disegni da colorare.

In entrambi i casi affiancateli: se fanno molta fatica o resistenza cominciate voi il lavoro e lasciateli poi completare in modo che si sentano più sicuri.

 

SPIEGARE AI BAMBINI COSA STA SUCCEDENDO

Evitiamo di lasciare la tv accesa tutto il giorno a far da sfondo alle nostre attività. Non ingozziamoci di informazioni ma scegliamo due momenti nella giornata per ascoltare i notiziari e seguire gli aggiornamenti, prediligendo fonti affidabili.

Spieghiamo ai bambini il momento che stiamo vivendo, senza esagerare e senza usare paroloni tecnici e/o difficili (potete anche aiutarvi con tantissime delle storie sul coronavirus che girano per il web!). La rottura della loro routine è già un motivo sufficiente perché ai bambini venga data una spiegazione. Siamo sicuramente tutti angosciati per questa situazione e questa nostra preoccupazione arriva anche ai piccoli di casa; fornirgli un contenitore entro cui possano inserire le reazioni e le espressioni emotive dei grandi è per loro molto utile.

Rendetevi disponibili ad accogliere le loro domande e mostratevi disponibili a rispondere e raccontare.

QUALI EMOZIONI

Inutile negare che il periodo che stiamo attraversando porta a tutti affanno e preoccupazione, ma non possiamo lasciarci sopraffare. Cerchiamo di dar spazio a tutte le emozioni, soprattutto calma, gioia, felicità... Cercate di trasmettere gentilezza, affetto, tenerezza e sicurezza ai vostri bambini, ne gioveranno!

 

MANGIARE

In questo periodo di ritmi rallentati cercate di dedicarvi al mangiare bene, senza fretta, gustando i sapori, masticando lentamente e concentrandovi su ciò che state facendo. Preparate per voi e per i vostri bambini pietanze gustose, facendovi anche aiutare da loro, senza dimenticare la salute a tavola. Più frutta e verdura, meno dolci e bevande zuccherine!

 

ATTIVITÀ FISICA

Sicuramente il vostro bambino frequentava qualche attività motoria prima dello stop, o forse no. Poco importa! Nel tempo che avete a disposizione non dimenticatevi del benessere fisico e mentale mettendo in calendario la ginnastica. Dedicatevi a fare sessioni di allenamento congiunto coinvolgendo i vostri figli nell’inventare gli esercizi, nell’eseguirli insieme, oppure seguendo le istruzioni di qualche video di zumba, pilates, aeorobica, stretching sul web. Il divertimento è assicurato per tutti!

 

RELAZIONI

Siamo isolati ma non soli. Cercate di mantenere vive le vostre relazioni e fate in modo che sia così anche per i vostri bambini. Metteteli in comunicazione, magari anche con videochiamate con i nonni o le persone affettivamente importanti come zii, cugini, amichetti, insegnanti... Sentirli vicini è per loro importante!

 

 PERCHE' LA SOVRAESPOSIZIONE ALLE NOTIZIE FA MALE?

a cura della dott.ssa Elisabetta Magnani, Psicologa e Psicoterapeuta

Il nostro cervello da milioni di anni è abituato e predisposto ad anticipare i pericoli e a ricordare situazioni negative per evitare che esse si ripetano, in una sorta di evoluzionismo darwiniano che ha permesso al genere umano di evolversi grazie all’apprendimento di questa capacità.

Oggi non abbiamo più le minacce dell’uomo delle caverne ma il nostro sistema nervoso è rimasto uguale a quello dei nostri antenati primitivi. L’amigdala , la regione del cervello deputata a regolare le emozioni, impiega circa i 2/3 dei suoi neuroni a captare situazioni di allarme e di pericolo per determinare la sopravvivenza. Fin da piccoli siamo abituati a categorizzare e a distinguere ciascun stimolo in ciò che è minaccioso da ciò che non lo è.

Il funzionamento dell’amigdala interviene in molti dei nostri processi di pensiero generatori di ansia, pessimismo e paure.

Il nostro cervello, nel suo funzionamento abituale, ricerca esempi a supporto della definizione del problema e della prevenzione del pericolo e filtra le informazioni utilizzando scorciatoie di pensiero spesso erronee, dette euristiche ed è soggetto a bias cognitivi.

Le euristiche ( dal greco heurískein: trovare, scoprire) sono processi di pensiero intuitivi e sbrigativi, che ci permettono di costruire un’idea generica su un argomento senza effettuare troppi sforzi cognitivi.

I bias cognitivi sono invece errori di ragionamento, ( ne esistono vari tipi) comuni e inconsapevoli, piuttosto inflessibili e rigidi che determinano pensieri e credenze disfunzionali, che possono generare sofferenza emotiva.
Ad esempio il bias della negatività si riferisce ad una eccessiva attenzione verso appunto ad elementi negativi, che vengono considerati anche come i più importanti.
Ne conviene che la nostra attenzione, in questo periodo, viene catturata da informazioni e testimonianze che riportano le peggiori conseguenze, queste attivano i nostri istinti protettivi verso noi stessi e i nostri cari, agiti irrazionali, ed ignorano aspetti di contorno complementari ma importanti, per cui in una pandemia focalizziamo la nostra attenzione sull’8% dei morti e non sul 92% dei sopravvissuti.

Allo stesso modo ci impressioniamo delle cifre dei contagiati e dei decessi ospedalieri giornalieri , ma molti di noi ignorano quanti malati per altri motivi sono negli ospedali e quante morti avvengono quotidianamente nel paese.

Un altro aspetto che contribuisce all’aumento della percezione del rischio nella collettività è la continua ripetizione di parole , quali virus, contagio, pandemia che per l’effetto della cosiddetta “mera esposizione” ( R. Zajonc, 1968), quanto più ascolti o vedi la stessa cosa , più è probabile che inizi a diventare familiare e vicina, e se ha una connotazione negativa innalza le preoccupazioni e le angosce.

Si ha una percezione alquanto diversa se il contagio tocca la cerchia dei familiari o degli amici, o se rimane un fenomeno legato ad una cerchia sociale più esterna o addirittura in un paese lontano come la Cina.

Il nostro cervello stabilisce le priorità del rischio , mettendoci in allarme verso ciò che definisce più vicino e tende a tralasciare ciò che mette in secondo piano, a volte solo per mancata visibilità o disponibilità mentale.

L’ossessiva esposizione ai notiziari e agli aggiornamenti online, esprime l’illusione del controllo “più siamo informati e ne sappiamo, più siamo preparati ad affrontarlo” e nasconde anche la paura dell’esclusione, o meglio il fenomeno del FOMO: (Fear of Missing Out),  il timore di perdere informazioni importanti di cui tutti parlano e rischiare di ritrovarsi esclusi da una conversazione e dalle relazioni. D’altro canto l’eccessiva esposizione alle notizie ci può far assumere emotivamente anche il ruolo di “esperti” pronti a criticare coloro che prendono decisioni , che avrebbero dovuto fare in un certo modo e che non hanno capito nulla”.

Informati sì, attenti e responsabili del nostro benessere si, accorgiamoci e diventiamo consapevoli quando l’eccesso di notizie supera la nostra soglia di tolleranza e diventa per noi tossico.

Dott.ssa Elisabetta Magnani, Psicologa e Psicoterapeuta

 

MEDITAZIONE

UN ESERCIZIO DI RESPIRAZIONE

a cura della Dott.ssa Daniela Ferrari

 

Momento 1    Preparazione

Decidete la posizione più comoda: seduti con la schiena appoggiata e dritta, i piedi ben a terra le mani sulle ginocchia; oppure vi coricate a terra prendendo una posizione comoda con le mani lungo i fianchi. Quando vi sentite pronti chiudete gli occhi e cominciate a prestare attenzione al vostro respiro.

 

Momento 2 Attenzione al respiro

Ascoltata l’aria che entra…l’aria che esce…mentre respirate potete sentire la vostra pancia che si alza e si abbassa…Anche il petto si alza quando inspirate e si abbassa quando espirate…

L’aria entra e l’aria esce…entra fresca dalle narici.. esce un po’ più calda quando espirate.

Mentre siete in contatto con il vostro respiro potete sentire il contatto con il vostro corpo…con la gravità che lo tiene a terra.

I pensieri arriveranno, molto naturalmente sarete portati a spostare l’attenzione dal respiro. È normale: accogliete il pensiero in arrivo e tornate a concentrare l’attenzione sul vostro respiro.

Cercate di aumentare l’ampiezza del vostro respiro...la pancia si gonfia sempre di più e prima di espirare aspettate qualche secondo e poi, lentamente, espirate.

Fate il possibile per essere attenti alla tensione della parte addominale che si espande e di quelle di rilassamento quando espirate, notando le brevi pause tra l’espirazione e l’inspirazione.

Non dovete controllare il respiro, ma lasciarlo scorrere, prestando attenzione ai movimenti del vostro corpo.

 

Momento 3 Attenzione al proprio corpo

Mentre siete cosi rilassati cominciate ad esplorare il vostro corpo. Quali sono le parti che entrano in contatto con il pavimento...prestate attenzione alle sensazioni di queste parti…il caldo, il freddo…se provate fastidio.

Provate ad essere attenti a tutte le parti del vostro corpo, partendo dalle dita dei piedi, alla caviglia, il polpaccio, il ginocchio, i glutei, i fianchi, la schiena, le spalle, la nuca. Cogliete gli aspetti di tensione e rigidità, come le sensazioni di benessere e rilassatezza.

Riuscite a sentire ogni parte?

 

Momento 4 Conclusione

Tornate ora sul vostro respiro…l’aria entra e l’aria esce…

mentre respirate potete sentire la vostra pancia che si alza e si abbassa…

Anche il petto si alza quando inspirate e si abbassa quando espirate…

Prendete tutto il tempo che vi serve per risvegliare lentamente il corpo...cominciate a muovere ogni parte…i piedi.. le caviglie…le ginocchia…le cosce…il vostro bacino...i vostri glutei... la vostra pancia...la vostra schiena…il vostro petto…le vostre spalle…le vostre braccia…le mani…la vostra testa...le vostre orecchie…la bocca…il naso…il mento… gli occhi.

E poi lentamente (contando alla rovescia da tre) aprite gli occhi  

                                                                                               Dott.ssa Daniela Ferrari , Psicologa Psicoterapeuta

Contattaci

  
Potenziato da by JoomlaShine
Vai all'inizio della pagina
JSN Boot template designed by JoomlaShine.com