LA MINDFULNESS 

a cura di Dott.ssa Serena Samaria

Negli ultimi anni abbiamo sentito molto parlare di Mindfulness, una pratica che ha una storia lunghissima e affonda le sue origini nella tradizione contemplativa buddista.

Il termine Mindfulness fa riferimento allo “stato mentale” . deriva dalla parola “Sati” in lingua Pali.

Lo sviluppo della “consapevolezza pura” non è il fine ma un conseguimento di valori.

La tradizione buddista la definisce come : la consapevolezza del presente e la capacità di ricordare i propri pensieri, e proprie emozioni e le proprie azioni tenendo conto delle conseguenze su di sé e sugli altri.

Jhon Kabat Zinn, il fondatore dell’uso clinico moderno di tale pratica, la definisce come: “il processo di prestare attenzione in modo particolare, intenzionalmente, in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza presente momento dopo momento”.

La psicologia moderna la definisce come una modalità di vivere l’esperienza interna ed esterna con attenzione consapevole, senza giudicarla ma accogliendola nel suo essere e nel suo fluire così com’è .

La Mindfulness viene definita come libera e consapevole accettazione del momento presente, di se stessi e degli altri che ci circondano; l’accettazione non porta ad essere passivi pertanto bisogna far attenzione a non confonderla con la passività.

L’accettazione ci permette di stare dentro l ‘esperienza senza esserne travolti e permette di avere una visione più chiara e completa riguardo a ciò che può essere modificato o cambiato da ciò che invece non può esserlo.

La pratica della Mindfulness ci addestra ad avere un atteggiamento più accogliente e compassionevole oltre che a predisporci all’accettazione dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

Ci mette in relazione con il disagio, con la sofferenza e con il dolore , ci insegna a non negare queste dimensioni ma ad utilizzarle per fini creativi e per la crescita.

Questa consapevolezza ci offre un‘opportunità ,ci insegna a fare spazio anche a ciò che non ci piace e che ci fa soffrire.

In questo periodo surreale ci troviamo ad affrontare una strana realtà fatta di limitazioni, cambiamenti e restrizioni. Stiamo assistendo ad un grande cambiamento dal punto di vista relazionale e questo comporta una riorganizzazione ma nello stesso tempo destabilizza.

I cambiamenti improvvisi spesso portano con sé ansie, paure e tante emozioni che se non adeguatamente arginate possono creare seri danni e lasciare strascichi nel tempo.

Questo per molti di noi può essere il momento propizio per iniziare a praticare la Mindfulness per raggiungere la consapevolezza di sé e poter vivere il momento presente in modo non giudicante per riuscire a controllare il “mare tempestoso” delle emozioni che si agitano in noi e poter così fronteggiare al meglio le situazioni di emergenza che mettono in allerta il nostro corpo.

Approfittiamo di questo “pit-stop” forzato per ritagliarci uno spazio tutto nostro da poter dedicare alla pratica di esercizi per riconnetterci con noi stessi ( rilassamento, respirazione e contatto con il nostro corpo) in modo da favorire il nostro benessere emotivo e psicologico.

 

                 Dott.ssa Serena Samaria, Psicologa

 

 

 

 

 

LA MINDFUL EATING

Riconoscere la fame emotiva da quella fisiologica

A cura della dott.ssa Elisabetta Magnani, psicologa e psicoterapeuta

La Mindful Eating genera consapevolezza del PERCHE’ si mangia.

Mangiare consapevolmente aiuta le persone a riconoscere le differenze tra fame emotiva e fisica e introduce un "momento di scelta" tra l'impulso e il mangiare.

La Mindfulness è una consapevolezza non giudicante del momento presente. Ha origini buddiste.Le tecniche di mindfulness riducono lo stress, alleviano i problemi di salute. (Studi NIH sull'alimentazione consapevole per il trattamento dei disturbi alimentari. Lettera di Harvard Health, 2011)

La mindful eating insegna a osservare i sentimenti, comportamenti ed esperienze, a disinnescare la reattività automatica e spesso non salutare e a sviluppare rapporti più saggi e più equilibrati con se stessi, con il proprio corpo e con il cibo. (Brown, et. al, 2009; Framson, et al, 2009 Kabat-Zinn, et. al, 1992

1. OSSERVA IN CHE MODO MANGI

Non cercare di cambiare , inizia ad osservare:

  • Come Mangi
  • Quanto Mangi
  • Quando Mangi
  • Dove Mangi
  • Come ti senti prima di mangiare?
  • Come ti senti dopo aver mangiato?

2. MANGIA CON CALMA

  • Apparecchia la tavola per te, con tutto ciò che ti serve, fa sì che sia un’esperienza piacevole
  • Inserisci nel piatto un cibo per volta o inizia con una porzione piccola

Gusta ogni boccone senza preparare il successivo finché non hai finito il presente.

  1. ACCENDI TUTTI ISENSI
  • Osserva il cibo che hai nel piatto: i colori, le forme, l’armonia
  • Annusa e soffermati sui profumi
  • Tocca il cibo con le mani, le labbra, la lingua
  • Assaporalo masticando a lungo scegliendo il momento per deglutirlo. 
  1. ASCOLTA IL TUO STOMACO
  • Resta in contatto con il tuo stomaco
  • Ascolta dopo ogni boccone se hai ancora fame, se mangi perché è un piacere, perché “bisogna finirlo” perché è stato cucinato con tanta cura e amore, perché è un’abitudine…
  1. OSSERVA LA TUA MENTE
  • Accorgiti quando la tua mente pensa ad altro.. (Al passato.. Alle cose da fare… alle cose in sospeso, alla telefonata ricevuta/non ricevuta..)

Riporta la tua attenzione all’esperienza del cibo con gentilezza tutte le volte che succede.

 

Dott.ssa Elisabetta Magnani, psicologa e psicoterapeuta.

 

 

 

  

LO SMART WORKING

Trasformare i problemi in opportunità?

 a cura della dott.ssa Elisabetta Magnani, Psicologa e Psicoterapeuta

 

Molte persone si sono trovate a lavorare da casa da un giorno all’altro, senza sapere o avere consapevolezza di alcuni aspetti fondamentali di come cambia il lavoro da casa. Gli stessi responsabili talvolta chiedono di essere al pc 8 ore, in orario di lavoro, in alcuni casi su un pc di recupero e tutto in una casa non molto grande , mentre i figli seguono le lezioni on line, o sono piccoli e hanno bisogno di attenzioni.

Siamo sicuri che stiamo facendo smart working?

Lo smart working è un modello organizzativo che mira a soddisfare le esigenze dell’azienda e quelle di conciliazione vita privata - lavoro delle persone, in una logica win-win che genera vantaggi misurabili per l’impresa, le persone e l’ambiente.

L’approccio al lavoro agile in realtà richiede la capacità per i manager di gestire il team a distanza, di incrementare il rapporto di fiducia con i propri collaboratori, la capacità di lavorare e assegnare obiettivi e la capacità per lo smart worker di organizzare il proprio lavoro.

Sono visibili i vantaggi di risparmio economico -temporale per l’azienda e lavoratori e di impatto ambientale.

In realtà lo smart working richiede un cambiamento culturale e flessibilità nei processi organizzativi, rivedere gli obiettivi aziendali, creare rapporti lavorativi basati sulla fiducia e sulla responsabilizzazione degli individui.

 

Come possiamo organizzarci a casa? (Senza improvvisarci) 

  • Predisponi l’ambiente:

Lo spazio in cui lavori influisce sul tuo benessere e sulla tua concentrazione

Scegli un angolo di casa tua dove facilmente puoi sistemare pc, documenti e quant’altro ti serve. Decidi se dovrai toglierlo e rimetterlo tutte le volte che utilizzerai quello spazio per altro.

Diversamente, se è possibile, chiedi ai tuoi familiari di rispettare questo spazio e il tuo lavoro.

Ricorda di aprire spesso le finestre e fai entrare la luce!

 

  • Definisci gli orari di lavoro con pause nel mezzo!

Programma sessioni lavorative di circa 90 minuti ( anche meno se i tuo figli sono piccoli) che possano aiutarti a mantenere il dialogo con i tuoi figli, controllarli e coccolarli, penderti il caffe di mezza mattinata a cui era abituato, fare una telefonata al collega o all’amico.

ATTENZIONE: Se sei un appassionato del tuo lavoro senza le pause rischi di non avere più confini tra lavoro, famiglia e svago, stabilisci tu i confini.

 

  • La to do list:

Fai una lista realistica delle cose di lavoro da fare.

Sii sincero con te stesso, in relazione a quanto ti assorbono i figli e i ritmi familiari, decidi cosa realisticamente puoi fare e quanto tempo impiegherai a farle.

 

Non essere troppo esigente, i primi tempi forse non sarai produttivo come al lavoro, non farti prendere dall’ansia di prestazione e di dimostrare che stai lavorando.

 Ricorda che la frenesia a cui siamo abituati non serve più, se non lavori nella sanità, nessun cliente si lamenterà se non avrà ricevuto nei tempi a cui era abituato la tua pratica.

Puoi anche scegliere orari per lavorare in cui gli altri dormono, ma non perdere il sonno notturno.

  • La leadership

Se sei un manager e gestisci collaboratori rifletti sulla tua leadership in questo periodo di emergenza. Ascolta i tuoi collaboratori e come si trovano nel cambiamento, non abbandonarli, utilizza l’intelligenza emotiva , definisci le priorità, concorda gli obiettivi e i tempi di realizzazione , controlla e dai congratulazioni per il lavoro svolto.

Mettere altra pressione non serve!

 

  • Insegna ai tuoi figli a rispettare i tempi di lavoro.

Il genitore, anche se a casa, non è sempre disponibile. Insegna loro il rispetto dei confini personali, insieme all’attesa e alla pazienza, genereranno l’autocontrollo emotivo.

Assegna ai tuoi figli compiti da fare, disegni, giochi, stabilendo che per un certo tempo non potranno chiamarti, se puoi chiudi la porta della stanza per mantenere la concentrazione.

 

  • Le distrazioni e le interruzioni continue

Possiamo appunto avere distrazioni legate all’ambiente esterno, ma anche dai social, notizie, telefonate. Scegliete voi i tempi per ascoltare, rispondere , informarvi..

 Le distrazioni interiori riguardano invece i pensieri delle cose da fare, la lista della spesa, o i pensieri negativi e le preoccupazioni del momento.

 

  • L’intelligenza emotiva

Tenersi dentro i pensieri e le emozioni “negative” non serve .

Ci può accadere di cercare di mettere da parte ed evitare la negatività, ma poi prima di addormentarci non riuscire a prendere sonno.

Dare un nome alle nostre emozioni ci aiuta a razionalizzare ciò che stiamo vivendo, e impedire che la paura e l’aggressività abbiano il sopravvento.

Se volete potete provare una tecnica ripresa della terapia strategica: mettete un timer per 15 minuti al giorno sempre alla stessa ora e concentrate lì tutti i pensieri negativi! Questo è l’unico spazio in cui potete dar sfogo a questi pensieri, non potete pensarci nell’arco della giornata.

 

  • Il Multitasking

Il nostro cervello non è fatto per il multitasking

Possiamo portare avanti due compiti simultaneamente solo se interessano aree diverse del nostro cervello es. parlare e mescolare una pietanza, guidare e ascoltare musica, ecc.

 A casa si può avere la tendenza a fare più cose contemporaneamente, il multitasking genera stress, distrazioni e interruzioni continue e come ben ci spiega Zeigarnick pensate a quanto tempo perdiamo tutte le volte che dobbiamo riprendere e ricominciare un’attività interrotta. Voi riprendete esattamente dallo stesso punto? Impossibile, perdete tempo a riprendere il filo, la vostra attenzione inoltre si distribuisce su tutte le cose che sono rimaste aperte e non si concentra nel qui ed ora.

 

  • Il caffè virtuale

Accordatevi sull’ora in cui prendere il caffè con colleghi o amici, lo berrete realmente in call o videochiamata con loro. Può diventare un nuovo rito.

 

 

 

Si comunica che a seguito dell'Ordinanza Regionale del 14/3 e  DPCM dell' 8 marzo 2020 sono sospese in studio tutte le attività sanitarie programmabili e non urgenti.

Le consulenze psicologiche possono svolgersi attraverso  videochiamata. 

Per urgenze rimane attivo il telefono della segreteria e dei professionisti dello studio 

NON USCIRE DI CASA SE NON PER COMPROVATE ESIGENZE

Si raccomanda di continuare a seguire tutte le indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità  (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/) e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri( http://www.governo.it/it/approfondimento/coronavirus-dieci-comportamenti-da-seguire/14167

  1. Rispetto della distanza di almeno un metronelle relazioni interpersonali
  2. Lavarsi spesso le mani. Presenza di soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
  3. Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
  4. Evitare abbracci e strette di mano;
  5. Igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
  6. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  7. Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  8. Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  9. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  10. Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate e comunicarlo preventivamente al professionista.

 

DIPENDENZA AFFETTIVA, AMORI E RELAZIONI


 


1. LA DIPENDENZA AFFETTIVA  a cura di Dott.ssa Giada Ghiretti

2. RELAZIONI E DIPENDENZA AFFETTIVA a cura di dott.ssa Daniela Ferrari

3. INNAMORAMENTO E DIPENDENZA AFFETTIVA a cura di dott.ssa  Elisabetta Magnani

4. LA SCELTA DEL PARTNER E DIPENDENZA AFFETTIVA a cura di dott.ssa Elisabetta Magnani

5. LA DIPENDENZA AFFETTIVA E L’APPROCCIO SISTEMICO RELAZIONALE  a cura di dott.ssa Sonia Martelli

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