1. LA DIPENDENZA AFFETTIVA

 

Quando si può parlare di dipendenza affettiva?

 

La dipendenza affettiva in una relazione, sebbene non venga riconosciuta ufficialmente dal DSM V una patologia psichiatrica, viene sempre più considerata un disturbo psicologico-relazionale a sé stante con caratteristiche specifiche e ben riconoscibili.

La dipendenza affettiva contraddistingue quel tipo di legame per cui una persona sente di non avere valore se non esiste per l’altro e non riesce a separarsene.

 

Si caratterizza per:

  • paura eccessiva di essere abbandonati/lasciati e ricerca continua di rassicurazioni perché ciò non avvenga e della vicinanza del partner
  • senso di valore e stima di sé solo in funzione dell’esistenza e presenza del partner
  • comportamenti ossessivi di controllo del partner
  • indagine e scoperta di “rivali” ovunque, perché hanno qualità migliori che personalmente non si possiedono.
  • tendenza ad assumersi abitualmente le responsabilità e le colpe della vita di coppia
  • propensione a provare attrazione verso persone con problemi ( di dipendenza, disagi sociali, malattie croniche ecc)
  • forte impegno e fatica connessa nel mantenere la relazione, spesso sottovalutando i livelli elevati di stress psicofisico procurati.

 

 

Nel momento in cui il dipendente affettivo non vede soddisfatti i suoi bisogni di vicinanza, sente frustrato il suo bisogno di controllo, non riesce a placare la sua gelosia può mettere in atto comportamenti anche violenti nei confronti del partner che non soddisfa il suo bisogno di relazione unica e speciale.

 

 

Potenzialmente ciascuno di noi può essere/divenire un dipendente affettivo, possono verificarsi, infatti, situazioni, fasi della vita, incontri che permettono e facilitano lo sviluppo di comportamenti e di relazioni dipendenti.

In alcune circostanze possiamo trovarci ad essere più fragili e più bisognosi di certezze, e può capitare di incontrare persone che attivino in noi tutta una serie di insicurezze e paure che non avremmo mai immaginato di sperimentare.

 

Tuttavia, la dipendenza affettiva si accompagna frequentemente ad altre condizioni di sofferenza psicologica (disturbo post-traumatico da stress; dipendenza da cibo, sesso, gioco d’azzardo, sostanze; disturbo ossessivo compulsivo, disturbi d’ansia); è presente in quasi tutte le relazioni che provocano disagio psichico. Secondo l’OMS, la Love Addiction sembra una patologia declinata soprattutto al femminile e coinvolge maggiormente le donne, e si è osservato che coloro che hanno subito abusi sessuali, maltrattamenti fisici/emotivi vi è una compromissione della capacità di affermazione di sé e la propensione a sviluppare rapporti di sottomissione e di passività.

 

  1. RELAZIONI E DIPENDENZA AFFETTIVA

In quali relazioni possiamo identificare una dipendenza affettiva?

Il legame di dipendenza affettiva in sé non è patologico ma necessario alla vita, e la prima forma di dipendenza affettiva è sicuramente quella genitoriale.

Una madre  e un padre devono garantire la loro presenza e  le loro cure, e successivamente imparare a rinunciarvi durante la crescita per valorizzare le autonomie e far sì che il figlio interiorizzi il senso di fiducia, di sicurezza, di protezione e cura in se stesso. Si osservano frequentemente relazioni dipendenti genitore-figlio, che divengono involutive quando soffocano e non lasciano libertà di decisione, di errore e di crescita.

Se si pensa allo sviluppo di una famiglia come un percorso a fasi, ciascuna di esse si risolve con la definizione di nuove e differenti autonomie. Anche nelle situazioni tra un anziano e un care-giver è possibile che si instauri una relazione di tipo dipendente, non solo da parte del malato ma anche del care-giver verso il malato, perché tutta la sua vita si organizza attorno alla dimensione di cura.

 

  1. INNAMORAMENTO E DIPENDENZA AFFETTIVA

 

Quando si è innamorati siamo un po’ dipendenti?

 

L’ innamoramento è una fase di grande felicità, caratterizzato da farfalle nello stomaco, senso di leggerezza, euforia, entusiasmo e positività,  si pensa in continuazione al partner, a volte in modo ossessivo.  In effetti, il bisogno di stare vicino/insieme all’altro è una priorità e per queste caratteristiche può assomigliare alla dipendenza affettiva. Non a caso molti autori descrivono l’innamoramento come uno stato molto simile alla follia.

In realtà la fase dell’innamoramento, se corrisposto, può combaciare con la prima fase di creazione della coppia, quella fusionale, quella in cui si cercano le comunanze,  in cui si fa tutto insieme, in cui ci si abbandona nell’altro, si perde un po’ la propria identità e dove la dipendenza diviene necessaria per creare il legame.

Successivamente o contemporaneamente la coppia vive altre fasi: proiezione, intesa come l’emersione delle individualità ( bisogni emotivi anche profondi) e dei conflitti, che possono essere superati grazie alle abilità di  comunicazione e di negoziazione e quella della progettualità o “immagine guida” evoluzione delle coppia che permette ai membri di modificarsi, di essere qualcosa di diverso di quando si era soli, e rappresenta al contempo un’evoluzione per il proprio sé e due distinte individualità. Nessuno vuole cambiare l’altro, si cambia se stessi  per accettare l’altro. (Castellano R. et al, 2010)

 

Le tre dimensioni principali che sono alla base di una coppia sono inoltre: (Sternberg, 2014)

  • la Passione intesa come sessualità
  • l’Intimità, ovvero la vicinanza emotiva, prendersi cura dell’altro, l’accudimento,  la comunicazione empatica e  profonda
  • la Progettualità: impegno, fiducia, progetti, capacità di realizzazione

 

Queste dimensioni hanno priorità diverse a seconda del ciclo di vita della coppia e dei suoi membri e le diverse combinazioni danno origine a diversi tipi di legami:

 

  • Infatuazione: passione e sessualità, senza impegno, come si accende si spegne, è breve. Non ci sono vicinanza emotiva ne progettualità.
  • Simpatia: solo vicinanza emotiva , ma manca il resto
  • Amore sterile: solo impegno, mancano la vicinanza emotiva e la sessualità
  • Amore romantico: sessualità e vicinanza emotiva, manca la progettualità, è destinato a bruciare e a finire
  • Amore fatuo: progettualità e sessualità ma manca la vicinanza emotiva. I due si incontrano, si sposano, hanno figli, l’intimità ha bisogno di tempo per svilupparsi, di solito non ha un buon esito nel lungo periodo
  • Sodalizio d’amore: vicinanza emotiva e progettualità senza passione, solitamente le vecchie coppie quando l’attrazione scompare
  • Amore completo: quando le 3 dimensioni sussistono e si intrecciano

 

La dipendenza affettiva avviene quando non si può più vivere senza l’altro, si ha valore in funzione dell’altro ma allo stesso tempo si è infelici nella coppia e si è incapaci di separarsi. Sono coppie in cui, in particolare nelle fasi successive a quella dell’innamoramento ovvero quella di proiezione e di progettualità  non si è in grado di riconoscere e negoziare i bisogni individuali, senza l’altro  ci  si sente incapaci di decidere, prevale la paura di essere abbandonati, della solitudine, di sbagliare e di non riuscire a cavarsela da soli.

 

 

  1. LA SCELTA DEL PARTNER e dipendenza affettiva

Come avviene la scelta del partner?

La scelta del partner è tutt’altro che casuale. Spesso si dice che la costruzione di un nuovo legame ha come punto di partenza il “luogo” e il “tempo” della separazione dalla precedente relazione  e va in cerca nel nuovo rapporto di qualcosa che la ricordi e contemporaneamente si differenzi in misura maggiore o minore da essa.

La scelta del partner è una strana mescolanza tra mito familiare, convenzioni sociali e soddisfacimento di bisogni più strettamente personali. Quando il mito familiare prevale sui bisogni individuali, la spinta a realizzarlo è tale da sostenere la convinzione che esso esprima il tipo di legame più idoneo a soddisfare le esigenze personali, ovvero si sceglie la persona in linea con i “ requisiti” attesi dalla famiglia facendoli propri. Nei casi in cui si verifica una ribellione più o meno cosciente al mandato familiare assistiamo alla scelta di partner con caratteristiche opposte a quelle  previste dal mito familiare.

 

A livello personale, secondo le teorie psicodinamiche la scelta del partner avviene su processi di identificazione o opposizione  vissuti da bambini con il genitore del sesso opposto, ma anche dall’osservazione e apprendimento delle modalità relazionali tra i genitori. Possiamo scegliere nel genitore opposto caratteristiche positive e ritrovarle, oppure attuare il contrario di quelle negative: ad es. se ho avuto una madre invadente si può scegliere una donna autonoma e indipendente  che ha bisogno dei suoi spazi. Oppure se ci sono nodi irrisolti, se ho avuto un padre freddo e autoritario potrei essere attratta dagli stessi modelli di uomo, con la speranza inconscia di avere una seconda possibilità di conquistarli e di porvi rimedio.

 

Nella coppia in particolare nella dimensione della vicinanza emotiva si attiva il legame di attaccamento (Bolwby, 1989) che abbiamo sperimentato e saputo sviluppare nella relazione infantile con i nostri care-giver, ovvero come sono stati espressi e soddisfatti i bisogni di sicurezza, protezione, aiuto, vicinanza.

Se ad esempio si ha sviluppato un sistema di attaccamento sicuro è più facile riconoscere nel partner un punto di riferimento,  colui che soddisfa i bisogni di sicurezza e protezione, che è presente anche nell’assenza perché ci si fida, si tollerano pertanto i momenti di lontananza e di solitudine.

 

Se si ha sviluppato un attaccamento insicuro-ansioso:  Si tende a vivere male i momenti di lontananza dal partner,  si avvertono forti sentimenti di solitudine e insicurezza, per questo che si è portati a controllare il partner, ad essere apprensivi. Vi è la paura di essere abbandonati per qualcuno di migliore. Non è un caso che si incappi in relazioni con partner trascuranti e maltrattanti. Il motto pare essere “Né con te né senza di te”: che sviluppa comportamenti di svalutazione del partner, quali accuse di essere cattivo/a, insensibile, incapace di prendersi cura dell’altro, egoista. Il dipendente affettivo inoltre non è in grado di rinunciare alla sua preda, non può assolutamente sopportare un abbandono e allo stesso tempo non ha gli strumenti per imporre una separazione e successivamente gestirla.

 

Nel legame di Attaccamento insicuro evitante: si utilizza l’eccessiva autonomia come difesa alla dipendenza. L’evitante tende a non vivere l’intimità per paura di essere ferito, Spesso si lamenta Capitano tutte a me”, ovvero trovo solo persone che non mi amano o non possono farlo” ( es. partner già impegnati). se si trova con l’insicuro ansioso, questo scappa e l’altro lo rincorre.

 

Un dipendente affettivo esiste se incontra nella relazione un co-dipendente, infatti  il partner di un dipendente affettivo, quando non lo è lui stesso, per poter portare avanti la relazione con l’altro deve trovare un suo personale interesse per restare in una simile situazione. Quando una persona resta per anni in relazione con un dipendente affettivo è perché in quel comportamento trova qualcosa di analogo al suo vissuto oppure una sorta di pena per le sue inadempienze o dipendenze “Ti salverò”:  la preda più ambita da un dipendente affettivo è una persona altrettanto problematica. Tra questi si annoverano i depressi, i bipolari, persone che hanno problemi di socializzazione oltre che persone altrettanto insicure o dipendenti da sostanze o da alcol. Il dipendente affettivo si sente rassicurato dal bisogno dell’altro di averlo accanto e vive con la falsa speranza di guarirlo.

 

 

  1. LA DIPENDENZA AFFETTIVA E L’APPROCCIO SISTEMICO RELAZIONALE

Come risolvere la dipendenza affettiva?

L’approccio sistemico-relazionale si prende cura proprio delle relazioni, della loro inevitabile complessità e del modo di viverle per produrre un’evoluzione che possa essere positiva sia per la persona che per la relazione.

Aiuta le persone a prendersi cura dei propri legami senza dimenticare sé stessi e, attraverso un percorso di psicoterapia si può permettere alle persone di fare esperienze che vanno a ristrutturare quella insalubre modalità relazionale.

L’intervento psicoterapeutico può avvenire su due livelli: la persona e la coppia

Nel percorso individuale si aiutano le persone a :

 

  • diventare consapevoli del problema della dipendenza affettiva (ad esempio da una sofferenza generale dovuta ad esempio a una separazione, si entra più nello specifico sul modo di funzionare della persona
  • Rimettere al centro la persona con i suoi bisogni emotivi, spostare l’attenzione dalla preoccupazione per l’altro al benessere personale (la persona con dipendenza affettiva inizialmente parlerà molto del partner, andrà quindi accompagnata a centrarsi su di sé)
  • potenziare l’autostima e sul riconoscere il valore di sé
  • Lavorare sulla storia per capire le relazioni del passato e definire lo stile di attaccamento
  • comprendere la modalità di reazione ai bisogni insoddisfatti
  • Potenziare il mantenimento di uno stile assertivo e di fortificazione dell’autonomia

 

Quando si lavora con le coppie è importante partire dalla  crisi, affrontare gli aspetti non più tollerabili, non si riesce a stare insieme ma nemmeno a separarsi.

Si fanno emergere gli schemi emotivi e di comportamento che cristallizzano la coppia in una costante insoddisfazione, si cerca di far sviluppare spazi di autonomia all’interno della coppia mantenendo la relazione, si promuove il riconoscimento reciproco dei bisogni senza pretendere che sia l’altro a soddisfarli.

Si lavora sulla comunicazione, sulle premesse di coppia per indagare quanto si nasconda una carattere dipendente in quell’unione. Quindi si cerca di indagare sui bisogni che la coppia pensava di risolvere attraverso l’altro magari innescando delle aspettative irrealizzabili e illusorie appesantendo la responsabilità della tenuta della coppia sull’altro. L’obiettivo è quello di approdare a un incontro autentico ed evolutivo con l’altro senza disconoscere se stessi, condividendo la responsabilità della relazione.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Andolfi M., (1999). La crisi della coppia. Raffaello Cotina Editore, Milano.

 

Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

Castellano R., Velotti P.,  Zavattini G C. , ( 2010) Cosa ci fa restare insieme? Il Mulino, Bologna

 

Nanetti F. (2015) La dipendenza affettiva, Pendragon, Bologna

 

Sterberg R. ( 2014) La freccia di cupido. Come cambia l’amore: teorie psicologiche, Erikson

Vai all'inizio della pagina
JSN Boot template designed by JoomlaShine.com